Margiela d’autore: il piacere della couture fai da te

apr 28
2009

Sketch dell'abito-base Martin Margiela: una tavolozza su cui dipingere il vestito ideale

Sketch dell'abito-base Martin Margiela: una tavolozza su cui dipingere il vestito ideale

Sulla scia della moda interattiva e dell’elaborazione personale dello stile, segnalo anche un curioso esperimento di SHOW Studio, sito internet e agenzia multimedia che propone ai suoi utenti/visitatori di diventare anche autori in prima persona.
Più che di autori in questo caso si dovrebbe parlare di stilisti: dal sito si può scaricare il cartamodello di un abito della maison Martin Margiela, celebre per le sue linee pulite e destrutturate, da considerare come una versione di base che va arricchita con quanto la nostra fantasia ci suggerisce.
E non basta. Se il nostro istinto da stilista non è ancora abbastanza soddisfatto, si può fotografare il capo creato e mandare tutto al sito SHOW Studio, visionando poi i risultati nella galleria di immagini assieme a quelli di chi si è cimentato in cotanta impresa.
Per avere un capo d’autore, insomma, non importa spendere cifre esorbitanti.
Ago, filo e tanta, tanta, tanta forza di volontà.

via leiweb

Fra nostalgia e high tech: Adidas

apr 24
2009

Esigenze visive espresse in un’installazione futurista visionaria e ad alto tasso di tecnologia, per l’evento Liquid Story con cui Adidas e Felice Limosani si inseriscono nel Fuori Salone 2009.

Liquid Story, Fuori Salone 2009

Liquid Story, Fuori Salone 2009

“Due coni di ispirazione futurista […] capaci di mostrare la forma del campo magnetico generato generato dall’interazione del ferro (cono inferiore) con il magnete (cono superiore). Le forze sprigionate dall’interazione tra il campo magnetico e un liquido scuro e sensuale, utilizzato dalla tecnologia aerospaziale, creano una “danza” di assoluto impatto estetico ed emozionale in una poesia liquida, mai uguale a se stessa“.
Così lo descrive il suo autore, e così si presenta agli occhi di chi lo potrà ammirare al Temporary Museum del  Superstudio Più, ultra cool location nell’affollato panorama meneghino di spazi per eventi dal 22 al 27 aprile.
Ma Adidas Originals non è nuova a contaminazioni artistiche-musicali: per il lancio della collezione primavera/estate 2009 aveva optato per un house party e un’istallazione con un palco a due piani, come un’enorme casa.

Adidas Spring Summer 2009

Adidas Spring Summer 2009

Fresca e retrò, la linea Adidas celebra i 60 anni del marchio e si rivolge a coloro che sognano gite in Vespa su strade inesplorate e piene di sole, picnic, chitarre e mangianastri, nostalgici di un mondo che praticamente non esiste più, ma in grado di ironizzare sul nostro nuovo millennio e viverlo appieno.
Un filosofia condivisibile, no?

Buone, belle e politically correct: le nuove scarpe Melissa by Zaha Hadid

apr 22
2009

Forse non saranno portabilissime, ma le nuove scarpe ideate dalla desgner e architetto Zaha Hadid per Melissa sono sicuramente originali ed eticamente coerenti.
L’azienda brasiliana presenta infatti una collezione caratterizzata dalla completa eco-sostenibilità dei processi produttivi, che sono contraddistinti dall’uso di una tecnologia esclusiva di lavorazione della plastica, detta a iniezione termica.

Le Jelly Shoes di Melissa by Zaha Hadid

Le Jelly Shoes di Melissa by Zaha Hadid

Il brand presenta l’innovativo binomio (anzi, “trinomio”) tra architettura, moda e eco-sostenibilità nella cornice stimolante del Salone del Mobile di Milano proprio nel suo giorno di apertura.
Zaha Hadid, prima donna a vincere il premio di architettura Pritzker (chapeau!), ha dichiarato di aver apprezzato la sinergia che si è sviluppata con il marchio, la cui tecnologia produttiva si sposa perfettamente con le linee sinuose che contrassegnano lo stile dell’architetto.
Le collaborazioni però non sono un campo inesplorato per Melissa: dagli anni Ottanta infatti si sono succeduti Vivenne Westwood, Judy Blame, i Fratelli Campana, Karim Rashid.

Colori per tutti!

apr 22
2009

La Bibbia del colore per la P/E 2009

La Bibbia del colore per la P/E 2009

Si chiamano Super Lemon, Vibrant Green, Palace Blue.
Non sono cocktail estivi su spiagge affollate, né tantomeno gli ennesimi nomi stravaganti dei pargoli di qualche star hollywoodiana (o anche italiana, visti i tempi).
Sono i colori che Pantone ha inserito nel Fashion Color Report per la primavera estate 2009, una sorta di Bibbia per i designer ideata da quella che è la massima autorità nel campo dei colori per l’industria del design, in cui la moda rientra a pieno titolo.
Ciò che colpisce è l’interpretazione data dai designer alle colorazioni: parla di ottimismo, relax, voglia di natura e speranza, speranza, e ancora speranza.
Ciò che invece incuriosisce è che un così prezioso documento sia scaricabile gratuitamente e possa essere fruito da chiunque, senza distinzioni di classe sociale o conto in banca.
Spesso la moda, elitaria sia concettualmente che praticamente (causa prezzi improponibili), tende ad avvolgersi su se stessa e a divenire in qualche modo autoreferenziale.
Dando un’occhiata ai commenti dei designer sul Pantone Fashion Color Report si capisce che non è così, anzi.
Si scopre che, comunque, l’idea di un abito nasce da un’idea più ampia e articolata, e le idee sono sempre gratuite: se si vuole trovare un compromesso tra l’essere fashion e attuali e non adeguarsi in tutto e per tutto alle tendenze del fashion system una soluzione c’è.
Ritrovare anche solo uno di quie colori luminosi in un foulard vintage, in un abito che avevamo dimenticato nell’armadio, in un negozio sconosciuto ed ecco che l’idea diventa concreta e si fa moda.
Alta moda. Con alte idee.

Gilet di jeans!

apr 17
2009

Va bene, sono tornati gli Anni Ottanta, con tutto ciò che comporta.
Passino i fuseaux (che adesso però si chiamano leggings, e guai a dimenticarsene).
Ma doveva per forza tornare di moda anche questo?

Alexander Wang, Spring 09 (fonte Style.com)

Alexander Wang, Spring 09 (fonte Style.com)

Non è mia intenzione salire su pulpiti e fare prediche, ma onestamente lo vedo un capo un po’ troppo difficile da conciliare con l’eleganza, troppo quotidiano per essere estroso e quindi con una destinazione non semplice da individuare.

E il modello di Alexander Wang in fondo non è male: saranno le numerose imitazioni cheap ad essere a rischio guardaroba effetto “esercito della salvezza”.
Il problema è uno solo: più lo guardo e più mi convinco che starebbe bene con dei leggings neri.
Se lo indossano le star, perché io non dovrei?

(via VeryCool.it)

C’è chi torna alla grande, e chi non se ne è mai andato: Halston e Clarks

apr 16
2009

“Young hearts run free”, Candy Staton, 1976

Sembra di sentirla, la musica dello Studio 54.
Anni Settanta, fermento sociale, niente fronzoli, proprio come gli abiti che hanno dato forma allo stile del jet set internazionale dell’epoca, creati dallo stilista Roy Halston e subito diventati il simbolo di un gusto raffinato ma semplice, talmente essenziale da risultare inevitabilmente elegante e cool.
Dalla scorsa stagione il marchio Halston è tornato e l’italiano Marco Zanini è riuscito a non snaturare l’atmosfera originale disegnando linee pulite e minimali.
Per l’autunno/inverno 2009/10 Halston ha fatto di più: l’azienda ha deciso di presentare la collezione con un video che sta a metà tra musica, moda e arte, riconducendosi così ai trascorsi fasti newyorkesi che hanno visto i suoi abiti indossati da artiste del calibro di Liza Minnelli e personaggi come Bianca Jagger, in un periodo in cui tutto era espressione artistica potenziale. Un video dall’atmosfera onirica ma allo stesso tempo terrena, che racconta la collezione attraverso la spericolata corsa di una modella (Dree Hemingway) attraverso una strada di una New York tipica ma non tipicizzata. Gli anni Ottanta sono lì, fanno capolino nelle linee degli abiti e nei colori piatti e sgargianti.
Ma c’è anche arte e impegno, e voglia di comunicare che un brand non ha necessariamente bisogno di essere anagraficamente giovane per essere giovane davvero.

Halston a/i 09/10

Halston a/i 09/10

Da un ritorno in grande stile ad un anniversario di tutto rispetto: i 60 anni delle Clarks Desert Boot, le semplici scarpe in camoscio ideate da Nathan Clark nel 1949 durante il suo servizio nella West African Brigade a Burma sulla base di una calzatura molto popolare nel Vecchio Bazaar del Cairo e diventate popolarissime in tutto il mondo – anche come simbolo di quell’easy-chic tanto caro a certi ambienti di sinistra.
Clarks Originals ha scelto di festeggiare con una collezione epica, quasi una sorta di diario di viaggio delle celebri scarpe attraverso gli anni e attraverso i molteplici significati che i numerosi fan hanno conferito loro: ogni paio di scarpe diventa così una tappa del percorso attraverso le diverse epoche che hanno fatto la storia del marchio Clarks.

Clarks Desert Boot 60th Anniversry

Clarks Desert Boot 60th Anniversry

Due marchi storici, diametralmente opposti se vogliamo, ma con una scelta comune: quella di usare la storia (la propria, mediata da quella comune) per parlare di sé, per raccontarsi in modo esaustivo e immediato.
Gli anni vissuti parlano più di qualsiasi slogan.

Soluzioni anticrisi

apr 14
2009

Della serie anche i ricchi piangono, se per ricchi si intendono i grandi brand della moda.
La crisi, vera o presunta o percepita che sia, ha infatti fatto sentire i suoi effetti in ogni campo, e quello dell’acquisto futile&inutile d’impulso è stato uno dei più colpiti, complice l’allarmismo dei mass media che si inseriscono nella psicologia umana facendoci provare sensi colpa inarrestabili anche se compriamo una confezione di dentifricio.

Praticamente impossibile quindi anche solo immaginare di desiderare un paio di costosi jeans, pena la fustigazione morale di chi intravede la borsa del negozio, che cerchi – inutilmente – di celare dentro a quella del Penny Market.

soldi finti per sensi di colpa posticci....

Ma l’inossidabile Diesel, sempre vigile e attenta a ciò che accade nel mondo (per sua fortuna) ha ideato una promozione che permetterà a tutti di girare a testa alta pur avendo fatto acquisti sfrenati.

Da venerdì 17 aprile, infatti, fino alla domenica successiva, è possibile comprare i capi Diesel con uno sconto del 30%, in alcuni punti vendita selezionati: basta presentarsi con in mano, oltre ai soldi veri, le banconote nere che verranno distribuite nelle piazze in appositi corner

dai generosi addetti del brand.

Ma, a differenza che nel mondo reale, nella realtà Diesel i soldi è possibile anche stamparseli a casa, dopo averli scaricati, stampati e ritagliati.
A rincarare la dose ci si mette anche il nome dell’operazione di marketing: “Black Friday”, proprio come quello del ’29…

Ma cosa è il presagio di un venerdì nero a confronto di t-shirt, abitini e jeans scontati?

Fashionspot: una voce in più

apr 10
2009

Moda, linguaggio e democrazia dell'immagine

Moda, linguaggio e democrazia dell'immagine

C’è chi prende la moda sul serio, e ne fa uno strumento di lavoro e di vita.
C’è invece chi considera abiti e accessori come simboli di un consumismo al quale è indispensabile non aderire.
In mezzo ai due estremi ci sono tutti i colori che un’opinione può assumere, come la palette cromatica di uno stilista.
Venerata o bistrattata, la moda è comunque uno dei principali motori dell’economia mondiale e, come tale, merita tutta l’alta considerazione che si dà alle più importanti istituzioni, da conferirle con l’adeguata leggerezza che l’osservazione di questo colorato e multiforme mondo a parte esige.
Questo blog vuole essere una voce in più nel già fornito universo fashion online: sommessa, curiosa, esigente con se stessa e aperta alle critiche altrui.
Ironia e sperimentazione, assieme ad un’attenzione particolare alle novità ci guideranno tra i meandri tortuosi e spesso fuorvianti di quella che si potrebbe definire la fashion information, dando vita a un piccolo mondo polifonico senza pretese altisonanti ma con tanta buona volontà.
Quella di parlare un linguaggio chiaro, di dare informazioni non banali, di avvicinare il lusso al quotidiano e rendere palese come la moda e le sue estensioni non siano solo imposizioni dall’alto di trend, ma vere e proprie espressioni di una personalissima democrazia dell’immagine.

Visit Our Friends!

A few highly recommended friends...

Archives

All entries, chronologically...

Pages List

General info about this blog...