Aspettando i saldi (virtuali)
2009

E' la fine del retail?
Sulla Fifth Avenue si cammina senza dover sgomitare. Stessa situazione in Bond Street e in Rue Faubourg Saint Honorè.
Non è lo scenario di un film di fantascienza in cui una qualche epidemia ha falciato quella parte del genere umano votata al consumismo, cacciandola dalle più famose shopping lane del mondo.
Sono le osservazioni di chi in quelle vie lavora e possiede negozi, riportate in un’inchiesta del Wall Street Journal secondo la quale sono bastati sei mesi per far vacillare l’intero mondo del retail del lusso, con percentuali che in Usa si avvicinano ad un meno 30% di vendite di beni di lusso.
“I compratori esperti acquisteranno mai più a prezzo pieno?” ci si chiede. E le risposte risiedono in quelle che sono le soluzioni che in questi periodi di crisi sono state più apprezzate: il web e gli outlet. Meglio ancora se i due valori sono coniugati in un outlet online che presenta prodotti di lusso a prezzi non lesivi della dignità dell’uomo medio.
“Gli outlet e department stores hanno allenato il consumatore a non pagare il prezzo pieno, quindi quando vedono merce non a sconto pensano ‘aspetterò i saldi!’”. Così parla Billy Daley, portavoce per Michael Kors a New York, sottolineando anche come sia cambiata la percezione di ciò che viene definito un grande sconto: il 40% o 50% viene considerato obsoleto, è solo dal 70% che un saldo è riconosciuto come buono. Ma al 70% è difficile per i negozi tradizionali fare profitto.
Ecco che quindi anche le griffe, tradizionalmente abituate a vendere in flagship stores e punti vendita selezionati, si affidano a canali di vendita diversi e meno ufficiali, fino ad adesso declassati a cenerentole del retail.
È l’inizio del reale cambiamento nella percezione del lusso?
Magari può essere l’inizio di un nuovo modo di acquistare. E, in una società in cui sei ciò che hai, probabilmente anche di essere.
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