Get the London look

lug 01
2009

A parte i saldi e la immane quantità delle più svariate tipologie di abbigliamento che si possono immaginare, Londra sa instaurare con la moda un rapporto che è fatto anche di altro.
Lo dimostra l’attenzione che viene riservata a livello istituzionale a quella che è considerata un’arte a tutti gli effetti, degna di trovare spazio in uno dei musei storici più importanti della capitale britannica.
Future Fashion Now è infatti il titolo di un’esposizione, in corso nelle suggestive sale del Victoria & Albert Museum fino al 31 gennaio 2010, che racconta attraverso 55 outfit articolati in 4 sezioni i lavori dei diplomati al Royal College of Art, storica fucina di talenti della moda adesso in forza nelle principali maison.
Ogni sezione esplora il laborioso processo creativo che ha portato alla realizzazione dei capi, a partire dalla fonte di ispirazione, passando per gli sketch preparatori e arrivando al prodotto finale.

Ispirazioni militare e incrostazioni di cristallo per la designer Katie Eary

Ispirazioni militare e incrostazioni di cristallo per la designer Katie Eary

Concetto, Forma, Tecnica, Dettaglio: le sezioni della mostra si soffermano su ogni aspetto dell’ideazione di un capo di abbigliamento.
La sensazione, guardando, è quella di sentirsi insospettabilmente vicini ai creativi, e anche stranamente capaci di essere parte di un processo che sembra a volte non avere radici comprensibili.
Celebrazione dei fasti nazionali, quindi, ma il faro londinese getta il suo fascio di luce anche sulla moda nostrana, con una mostra sui 50 anni della Maison Missoni, aperta dal 1 luglio al 20 settembre alla Estorick Collection of Modern Italian Art.
Adesso, con un assaggio di futuro e un morso di passato, non resta che aspettare la prossima London Fashion Week.

Il denim parla italiano

giu 04
2009
Autunno/inverno 2010/2011: le collezioni denim in mostra a Parigi

Autunno/inverno 2010/2011: le collezioni denim in mostra a Parigi

Il peso della moda italiana è confermato anche nel mondo del denim, tradizionalmente egemonizzato nell’immaginario collettivo dagli USA.
Affermazione dimostrata proprio in questi giorni (3 e 4 giugno), nella città europea più chic, Parigi, dove si sta tenendo la quarta edizione di Denim by Première Vision, fiera che coinvolge circa 70 attori internazionali della produzione di denim e jeanswear, 17 dei quali sono italiani.
Nell’evocativa cornice dei Docks di Paris Saint-Denis, una volta magazzini e depositi, adesso patrimonio culturale nazionale, Denim by Première Vision ha scelto come tema “Universoul”, una contrazione che sta a significare tutta l’identità e l’anima del jeans.
La storia è raccontata da spazi e installazioni come Black Box Soul e Black Box Daily, allestiti all’entrata dell’esposizione.
I produttori italiani di denim hanno confermato ancora una volta l’importanza dell’esperienza e della creatività nella creazione di un tipo di denim davvero diverso e innovativo, capace di interpretare i trend della stagione in arrivo: un nome per tutti è quello di Candiani, che presenta le sue collezioni di alta gamma, ognuna con 50 varianti diverse.
Un’attenzione, quella che proietta molte aziende italiane verso il futuro, che sempre di più passa attraverso fattori differenziati: uno di questi è l’uso della rete e l’apertura di e-commerce stores.
Rifle, storica azienda italiana, ha aperto proprio in questi giorni il suo primo negozio online.
Perché lo spettacolo del denim deve continuare.

La mia Marc!

mag 07
2009
marc-jacobs1

Una Marc per tutti...

La notizia è poter avere una borsa Marc Jacobs a 24 dollari.
L’altra notizia è che comprarla aiuta l’arte, in aprticolare quella di artisti disabili ma bravissimi come i creativi della Creative Growth Art Center.
Non male.

via MissTrendy

Colori per tutti!

apr 22
2009

La Bibbia del colore per la P/E 2009

La Bibbia del colore per la P/E 2009

Si chiamano Super Lemon, Vibrant Green, Palace Blue.
Non sono cocktail estivi su spiagge affollate, né tantomeno gli ennesimi nomi stravaganti dei pargoli di qualche star hollywoodiana (o anche italiana, visti i tempi).
Sono i colori che Pantone ha inserito nel Fashion Color Report per la primavera estate 2009, una sorta di Bibbia per i designer ideata da quella che è la massima autorità nel campo dei colori per l’industria del design, in cui la moda rientra a pieno titolo.
Ciò che colpisce è l’interpretazione data dai designer alle colorazioni: parla di ottimismo, relax, voglia di natura e speranza, speranza, e ancora speranza.
Ciò che invece incuriosisce è che un così prezioso documento sia scaricabile gratuitamente e possa essere fruito da chiunque, senza distinzioni di classe sociale o conto in banca.
Spesso la moda, elitaria sia concettualmente che praticamente (causa prezzi improponibili), tende ad avvolgersi su se stessa e a divenire in qualche modo autoreferenziale.
Dando un’occhiata ai commenti dei designer sul Pantone Fashion Color Report si capisce che non è così, anzi.
Si scopre che, comunque, l’idea di un abito nasce da un’idea più ampia e articolata, e le idee sono sempre gratuite: se si vuole trovare un compromesso tra l’essere fashion e attuali e non adeguarsi in tutto e per tutto alle tendenze del fashion system una soluzione c’è.
Ritrovare anche solo uno di quie colori luminosi in un foulard vintage, in un abito che avevamo dimenticato nell’armadio, in un negozio sconosciuto ed ecco che l’idea diventa concreta e si fa moda.
Alta moda. Con alte idee.

C’è chi torna alla grande, e chi non se ne è mai andato: Halston e Clarks

apr 16
2009

“Young hearts run free”, Candy Staton, 1976

Sembra di sentirla, la musica dello Studio 54.
Anni Settanta, fermento sociale, niente fronzoli, proprio come gli abiti che hanno dato forma allo stile del jet set internazionale dell’epoca, creati dallo stilista Roy Halston e subito diventati il simbolo di un gusto raffinato ma semplice, talmente essenziale da risultare inevitabilmente elegante e cool.
Dalla scorsa stagione il marchio Halston è tornato e l’italiano Marco Zanini è riuscito a non snaturare l’atmosfera originale disegnando linee pulite e minimali.
Per l’autunno/inverno 2009/10 Halston ha fatto di più: l’azienda ha deciso di presentare la collezione con un video che sta a metà tra musica, moda e arte, riconducendosi così ai trascorsi fasti newyorkesi che hanno visto i suoi abiti indossati da artiste del calibro di Liza Minnelli e personaggi come Bianca Jagger, in un periodo in cui tutto era espressione artistica potenziale. Un video dall’atmosfera onirica ma allo stesso tempo terrena, che racconta la collezione attraverso la spericolata corsa di una modella (Dree Hemingway) attraverso una strada di una New York tipica ma non tipicizzata. Gli anni Ottanta sono lì, fanno capolino nelle linee degli abiti e nei colori piatti e sgargianti.
Ma c’è anche arte e impegno, e voglia di comunicare che un brand non ha necessariamente bisogno di essere anagraficamente giovane per essere giovane davvero.

Halston a/i 09/10

Halston a/i 09/10

Da un ritorno in grande stile ad un anniversario di tutto rispetto: i 60 anni delle Clarks Desert Boot, le semplici scarpe in camoscio ideate da Nathan Clark nel 1949 durante il suo servizio nella West African Brigade a Burma sulla base di una calzatura molto popolare nel Vecchio Bazaar del Cairo e diventate popolarissime in tutto il mondo – anche come simbolo di quell’easy-chic tanto caro a certi ambienti di sinistra.
Clarks Originals ha scelto di festeggiare con una collezione epica, quasi una sorta di diario di viaggio delle celebri scarpe attraverso gli anni e attraverso i molteplici significati che i numerosi fan hanno conferito loro: ogni paio di scarpe diventa così una tappa del percorso attraverso le diverse epoche che hanno fatto la storia del marchio Clarks.

Clarks Desert Boot 60th Anniversry

Clarks Desert Boot 60th Anniversry

Due marchi storici, diametralmente opposti se vogliamo, ma con una scelta comune: quella di usare la storia (la propria, mediata da quella comune) per parlare di sé, per raccontarsi in modo esaustivo e immediato.
Gli anni vissuti parlano più di qualsiasi slogan.

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