Comunicare moda

lug 02
2009

La promozione di un brand non può lasciare nulla di intentato: in un mondo in cui esiste praticamente solo ciò che si vede, essere presenti è fondamentale.
Molti sono i modi in cui le aziende trasformano in realtà tangibile il loro marchio. Bandita l’istituzionalizzazione, si cerca lo scalpore e la visibilità totale, l’impatto sulle masse, la creazione artificiale della curiosità.
Un esempio?
La campagna di Havaianas ha scelto l’inizio dell’estate astronomica (il 21 giugno) per inviare nelle strade delle maggiori città europee le sue testimonial, abbigliate per l’occasione con vestiti realizzati esclusivamente da infradito (Havaianas, ovviamente), al grido di “Una pioggia di infradito per l’estate”.
Si spera che i suddetti abitini non vengano imitati, ma l’iniziativa ha indubbiamente fatto girare più di una testa verso le belle ragazze “Havaiane”.

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Camomilla ha invece ricevuto il Press & Outdoor Key Award nella sezione “dinamica classica e mezzi decorati” organizzato da Mediakey il 5 giugno.
Ad aggiudicarsi il premio è stata l’idea del tram completamente rosa, decorato con la facciona della famosa gattina Hello Kitty, marchio che contraddistingue una fortunata linea creata da Camomilla. “Una scia rosa”  - come lo definisce il comunicato stampa di chiusura dell’evento - che ha attraversato Milano da ottobre ad aprile, sicuramente additato da signorine di età più o meno avanzata.

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Ma il sensazionalismo non risparmia nemmeno la promozione cinematografica, in particolare se il film in questione è legato al fashion e, soprattutto, se il protagonista si chiama Sacha Baron Cohen.
Da Borat, l’antiestetico giornalista kazako, Cohen si è trasformato in Bruno: sempre un giornalista, ma stavolta austriaco, dichiaratamente gay e provvisto di t-shirt zebrata di ordinanza, star dell’omonimo film che sarà nelle sale americane il 10 luglio (il 23 ottobre in Italia).
Irruzioni nelle sfilate più prestigiose gli hanno provocato denunce ma anche tanta notorietà. il tutto, praticamente, a costo zero. E con molto, molto glamour.

Get the London look

lug 01
2009

A parte i saldi e la immane quantità delle più svariate tipologie di abbigliamento che si possono immaginare, Londra sa instaurare con la moda un rapporto che è fatto anche di altro.
Lo dimostra l’attenzione che viene riservata a livello istituzionale a quella che è considerata un’arte a tutti gli effetti, degna di trovare spazio in uno dei musei storici più importanti della capitale britannica.
Future Fashion Now è infatti il titolo di un’esposizione, in corso nelle suggestive sale del Victoria & Albert Museum fino al 31 gennaio 2010, che racconta attraverso 55 outfit articolati in 4 sezioni i lavori dei diplomati al Royal College of Art, storica fucina di talenti della moda adesso in forza nelle principali maison.
Ogni sezione esplora il laborioso processo creativo che ha portato alla realizzazione dei capi, a partire dalla fonte di ispirazione, passando per gli sketch preparatori e arrivando al prodotto finale.

Ispirazioni militare e incrostazioni di cristallo per la designer Katie Eary

Ispirazioni militare e incrostazioni di cristallo per la designer Katie Eary

Concetto, Forma, Tecnica, Dettaglio: le sezioni della mostra si soffermano su ogni aspetto dell’ideazione di un capo di abbigliamento.
La sensazione, guardando, è quella di sentirsi insospettabilmente vicini ai creativi, e anche stranamente capaci di essere parte di un processo che sembra a volte non avere radici comprensibili.
Celebrazione dei fasti nazionali, quindi, ma il faro londinese getta il suo fascio di luce anche sulla moda nostrana, con una mostra sui 50 anni della Maison Missoni, aperta dal 1 luglio al 20 settembre alla Estorick Collection of Modern Italian Art.
Adesso, con un assaggio di futuro e un morso di passato, non resta che aspettare la prossima London Fashion Week.

L’ambiente chiama, la moda risponde

giu 24
2009

Saranno stati i continui allarmi ambientali? O l’emergenza rifiuti? Fatto sta che l’ecologia sta riscuotendo un successo sempre maggiore e l’industria della moda, con tutte le critiche di cui è passibile per i suoi eccessi, non vuole certo lasciarsi sfuggire l’occasione di essere un po’ più buona.

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riciclare per la moda, o moda per riciclare

Milano Moda Uomo e Pitti Immagine hanno cavalcato l’onda e hanno presentato novità all’insegna dell’ecosostenibile su tutti i fronti. Ermenegildo Zegna, che per la prima volta presentava  la sua collezione alle sfilate di Milano, ha puntato sull’eco-fashion con blazer in lane trattate per respingere i raggi solari e “free way racket”, giubbotti dotati di led per fare jogging al buio, mentre in quel di Firenze si sono visti i boardshort in poliestere riciclato di Sundek e borse in materiali eco-compatibili e riciclati che AmazonLife ha commissionato in co-branding a marchi come Braccialini, Evisu, Gherardini, entusiasti dell’iniziativa. Anche il salone White Homme, in programma a Milano dal 21 al 23 giugno, stringe i legami con la sostenibilità della moda coinvolgendo C.l.a.s.s. - Creativity, lifestyle and sustainable sinergy, una piattaforma che riunisce aziende che usano fibre eco-compatibili e processi produttivi, se non ecologici, in direzione della sostenibilità ambientale. Il risultato è un’esposizione in cui protagoniste sono vere e proprie collezioni di moda realizzate con criteri in linea con l’ambiente.

Il futuro è Plus Size

giu 19
2009

C’è una guerra in atto. Una guerra in cui le armi sono i chili invisibili persi dalle modelle durante gli anni, che hanno portato la 36 a diventare la nuova 38 e gli stilisti a creare capi di campionario che non stanno addosso nemmeno a Agyness Deyn (v. la polemica della redattrice di British Vogue Alexandra Shulman

).

Beth Ditto e i Gossip

Beth Ditto e i Gossip

Ma ci sono anche ragazze che mettono fiori nei cannoni: una di queste è l’irriverente leader dei Gossip Beth Ditto, una ragazzona californiana con una voce da favola che si definisce “flabby lesbian” (ovvero lesbica flaccida) e che ha stupito il mondo della musica con le sue performance poco politically correct e il suo peso non esattamente forma. Ecco: quella di Beth non è solo l’ultima linea di abbigliamento ideata da una celebrity. Nossignore. È una linea plus size per ragazze abbondanti e felici, un po’ rock e con le idee chiare sull’essere glamour.

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Leggings lucidi e scintillanti, miniabiti in paillettes, prom-dress fantasia sono i capi che si possono vedere in preview per adesso, in attesa che vadano in vendita per la label Evans dal 9 di luglio. Grande Beth: è proprio il caso di dirlo. via: thecut.com

Fra LBD e Cocktail dress

giu 12
2009
Indecisione.

Indecisione.

Ci sono donne e donne.
C’è chi mai uscirebbe senza una manicure perfetta e chi va dal parrucchiere una volta all’anno.
Chi scende dal tacco 12 solo per andare in palestra e chi non rinuncerebbe mai alle ballerine ultraflat.
Ma ogni donna, almeno una volta nella vita, passa attraverso la fatidica e autoreferenziale domanda: cosa mi metto oggi?
Capita, del resto. La serata importante, quella in cui ci si vuol sentire belle, a prescindere da canoni e convenzioni. Quelle occasioni in cui serve un vestito che non possediamo mai, in cui lo stile di sempre sembra vecchio e stantio.
Se la crisi stilistico-esistenziale si fa forte, la soluzione, come spesso succede, può risiedere in un libro.
No, niente consigli di stile: un bel libro di storia. Storia del costume, è ovvio: The Cocktail Dress della redattrice di Style.com Laird Borrelli-Persson, che ha raccontato la storia del vestito da cocktail dalla sua invenzione negli anni Venti fino all’interpretazione New Look di Dior.

Celebrato dal party di lancio di rito, il libro contiene anche numerose illustrazioni di fashion designer del calibro di Peter Som, Cynthia Rowley e Isaac Mizrahi, e foto di abiti di stilisti famosi (Marc Jacobs, uno dei nomi) che certo desteranno anche la più dormiente ispirazione.
Del resto, cosa c’è di meglio di una lucida analisi di ciò che fu per creare uno stile personale e irripetibile?

Via: The Cut

Rivoluzioni in atto: filosofia e-commerce

mag 29
2009

Con l’evolversi dei modi di acquistare e la nuova attenzione verso forme alternative di retail, internet e l’e-commerce abbandonano la loro posizione di fenomeno di nicchia e assurgono a vere e proprie piattaforme di distribuzione accreditate, conquistando una dignità tale da meritarsi corsi di laurea e convegni dedicati.

Uno di questi si terrà il 5 giugno a Vienna, nell’ambito del 9 Festival for Fashion and Photography, manifestazione nata per celebrare il talento austriaco nella moda e nel design collegato ad essa ed evolutasi fino a diventare una vetrina per l’arte nella sua totalità.

Image Campaign del 9 Festival

Image Campaign del 9 Festival

Connessioni fra moda, design, arte, accessibilità da parte di un grande pubblico: uno degli obbiettivi dell’E-Commerce Day - promosso da go international e istituzioni come la Camera di commercio e il Ministero delle politiche giovanili austriaci - è discutere assieme agli ideatori di alcuni dei più fortunati store online di come internet sia diventato un supporto nel marketing piuttosto che un possibile ostacolo all’industria del lusso.
TheOutnet, My-Wardrobe, Farfetch sono solo tre dei nomi coinvolti nella vendita online di abbigliamento griffato, ma la previsione è che l’elenco sia destinato ad aumentare e a diversificare l’offerta ramificandosi e specializzandosi in settori sempre diversi, con fiducia in aumento e fatturati in crescita.

Fra l’esibizione dell’arte come pura creatività atavica concretizzata in abbigliamento tangibile e la strutturazione dell’offerta di tale patrimonio su un supporto elettronico passa molta distanza. Una distanza da colmare, e che ha mille modi diversi di essere colmata.
Esempio concreto nel fervente contesto di cui sopra è Not Just a Label, online store che propone le creazioni dei fashion designer austriaci.
Ma la promozione di stilisti emergenti è solo uno dei modi per mettere in atto relazioni impensate tra persone e industria della moda: il resto è tutto territorio da scoprire.

via: BOF

Colori per tutti!

apr 22
2009

La Bibbia del colore per la P/E 2009

La Bibbia del colore per la P/E 2009

Si chiamano Super Lemon, Vibrant Green, Palace Blue.
Non sono cocktail estivi su spiagge affollate, né tantomeno gli ennesimi nomi stravaganti dei pargoli di qualche star hollywoodiana (o anche italiana, visti i tempi).
Sono i colori che Pantone ha inserito nel Fashion Color Report per la primavera estate 2009, una sorta di Bibbia per i designer ideata da quella che è la massima autorità nel campo dei colori per l’industria del design, in cui la moda rientra a pieno titolo.
Ciò che colpisce è l’interpretazione data dai designer alle colorazioni: parla di ottimismo, relax, voglia di natura e speranza, speranza, e ancora speranza.
Ciò che invece incuriosisce è che un così prezioso documento sia scaricabile gratuitamente e possa essere fruito da chiunque, senza distinzioni di classe sociale o conto in banca.
Spesso la moda, elitaria sia concettualmente che praticamente (causa prezzi improponibili), tende ad avvolgersi su se stessa e a divenire in qualche modo autoreferenziale.
Dando un’occhiata ai commenti dei designer sul Pantone Fashion Color Report si capisce che non è così, anzi.
Si scopre che, comunque, l’idea di un abito nasce da un’idea più ampia e articolata, e le idee sono sempre gratuite: se si vuole trovare un compromesso tra l’essere fashion e attuali e non adeguarsi in tutto e per tutto alle tendenze del fashion system una soluzione c’è.
Ritrovare anche solo uno di quie colori luminosi in un foulard vintage, in un abito che avevamo dimenticato nell’armadio, in un negozio sconosciuto ed ecco che l’idea diventa concreta e si fa moda.
Alta moda. Con alte idee.

Fashionspot: una voce in più

apr 10
2009
Moda, linguaggio e democrazia dell'immagine

Moda, linguaggio e democrazia dell'immagine

C’è chi prende la moda sul serio, e ne fa uno strumento di lavoro e di vita.
C’è invece chi considera abiti e accessori come simboli di un consumismo al quale è indispensabile non aderire.
In mezzo ai due estremi ci sono tutti i colori che un’opinione può assumere, come la palette cromatica di uno stilista.
Venerata o bistrattata, la moda è comunque uno dei principali motori dell’economia mondiale e, come tale, merita tutta l’alta considerazione che si dà alle più importanti istituzioni, da conferirle con l’adeguata leggerezza che l’osservazione di questo colorato e multiforme mondo a parte esige.
Questo blog vuole essere una voce in più nel già fornito universo fashion online: sommessa, curiosa, esigente con se stessa e aperta alle critiche altrui.
Ironia e sperimentazione, assieme ad un’attenzione particolare alle novità ci guideranno tra i meandri tortuosi e spesso fuorvianti di quella che si potrebbe definire la fashion information, dando vita a un piccolo mondo polifonico senza pretese altisonanti ma con tanta buona volontà.
Quella di parlare un linguaggio chiaro, di dare informazioni non banali, di avvicinare il lusso al quotidiano e rendere palese come la moda e le sue estensioni non siano solo imposizioni dall’alto di trend, ma vere e proprie espressioni di una personalissima democrazia dell’immagine.

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