Passione africana per Puma

lug 13
2009

Saranno in vendita in alcuni negozi selezionati a partire dal 15 luglio e piaceranno sicuramente ai molti nostalgici dello streetwear anni Settanta le nuove Puma Tekkies, che si hanno tutti i numeri per essere il must della primavera 2010.
La Coppa del Mondo del prossimo anno, che si terrà nel continente africano (più precisamente in Sudafrica), è stata la matrice interpretativa per questa collezione di sneakers da sapore retrò con cui Puma rende omaggio all’Africa non solo nei colori sgargianti e nelle fantasie ma anche nel nome: Tekkies prende spunto da “takkies”, lo slang afrikaans che chiama così le scarpe con la suola di gomma.

 

Omaggio a "Les Elefants" della Costa D'Avorio: prima squadra africana a giocare a livello internazionale

Omaggio a "Les Elefants" della Costa D'Avorio: prima squadra africana a giocare a livello internazionale

Omaggio ai "Les Aigles de Carthage", prima squadra africana ad aver vinto una partita in un Mondiale

Omaggio ai "Les Aigles de Carthage", prima squadra africana ad aver vinto una partita in un Mondiale

I modelli degli anni Settanta, Ottanta e Novanta sono stati rivisitati con un tocco di Africa, di un’Africa, per una volta, grande nello sport e non solo sinonimo di povertà.

Un omaggio collettivo quello al grande continente nero, che ricalca le orme della politica internazionale che ha in Barack Obama il suo mentore per sbilanciarsi sulle più frivole note della moda.

via: Stylosophy

Aspettando i saldi (virtuali)

mag 06
2009

E' la fine del retail?

E' la fine del retail?

Sulla Fifth Avenue si cammina senza dover sgomitare. Stessa situazione in Bond Street e in Rue Faubourg Saint Honorè.
Non è lo scenario di un film di fantascienza in cui una qualche epidemia ha falciato quella parte del genere umano votata al consumismo, cacciandola dalle più famose shopping lane del mondo.
Sono le osservazioni di chi in quelle vie lavora e possiede negozi, riportate in un’inchiesta del Wall Street Journal secondo la quale sono bastati sei mesi per far vacillare l’intero mondo del retail del lusso, con percentuali che in Usa si avvicinano ad un meno 30% di vendite di beni di lusso.
“I compratori esperti acquisteranno mai più a prezzo pieno?” ci si chiede. E le risposte risiedono in quelle che sono le soluzioni che in questi periodi di crisi sono state più apprezzate: il web e gli outlet. Meglio ancora se i due valori sono coniugati in un outlet online che presenta prodotti di lusso a prezzi non lesivi della dignità dell’uomo medio.
“Gli outlet e department stores hanno allenato il consumatore a non pagare il prezzo pieno, quindi quando vedono merce non a sconto pensano ‘aspetterò i saldi!’”. Così parla Billy Daley, portavoce per Michael Kors a New York, sottolineando anche come sia cambiata la percezione di ciò che viene definito un grande sconto: il 40% o 50% viene considerato obsoleto, è solo dal 70% che un saldo è riconosciuto come buono. Ma al 70% è difficile per i negozi tradizionali fare profitto.
Ecco che quindi anche le griffe, tradizionalmente abituate a vendere in flagship stores e punti vendita selezionati, si affidano a canali di vendita diversi e meno ufficiali, fino ad adesso declassati a cenerentole del retail.
È l’inizio del reale cambiamento nella percezione del lusso?
Magari può essere l’inizio di un nuovo modo di acquistare. E, in una società in cui sei ciò che hai, probabilmente anche di essere.

C’è chi torna alla grande, e chi non se ne è mai andato: Halston e Clarks

apr 16
2009

“Young hearts run free”, Candy Staton, 1976

Sembra di sentirla, la musica dello Studio 54.
Anni Settanta, fermento sociale, niente fronzoli, proprio come gli abiti che hanno dato forma allo stile del jet set internazionale dell’epoca, creati dallo stilista Roy Halston e subito diventati il simbolo di un gusto raffinato ma semplice, talmente essenziale da risultare inevitabilmente elegante e cool.
Dalla scorsa stagione il marchio Halston è tornato e l’italiano Marco Zanini è riuscito a non snaturare l’atmosfera originale disegnando linee pulite e minimali.
Per l’autunno/inverno 2009/10 Halston ha fatto di più: l’azienda ha deciso di presentare la collezione con un video che sta a metà tra musica, moda e arte, riconducendosi così ai trascorsi fasti newyorkesi che hanno visto i suoi abiti indossati da artiste del calibro di Liza Minnelli e personaggi come Bianca Jagger, in un periodo in cui tutto era espressione artistica potenziale. Un video dall’atmosfera onirica ma allo stesso tempo terrena, che racconta la collezione attraverso la spericolata corsa di una modella (Dree Hemingway) attraverso una strada di una New York tipica ma non tipicizzata. Gli anni Ottanta sono lì, fanno capolino nelle linee degli abiti e nei colori piatti e sgargianti.
Ma c’è anche arte e impegno, e voglia di comunicare che un brand non ha necessariamente bisogno di essere anagraficamente giovane per essere giovane davvero.

Halston a/i 09/10

Halston a/i 09/10

Da un ritorno in grande stile ad un anniversario di tutto rispetto: i 60 anni delle Clarks Desert Boot, le semplici scarpe in camoscio ideate da Nathan Clark nel 1949 durante il suo servizio nella West African Brigade a Burma sulla base di una calzatura molto popolare nel Vecchio Bazaar del Cairo e diventate popolarissime in tutto il mondo – anche come simbolo di quell’easy-chic tanto caro a certi ambienti di sinistra.
Clarks Originals ha scelto di festeggiare con una collezione epica, quasi una sorta di diario di viaggio delle celebri scarpe attraverso gli anni e attraverso i molteplici significati che i numerosi fan hanno conferito loro: ogni paio di scarpe diventa così una tappa del percorso attraverso le diverse epoche che hanno fatto la storia del marchio Clarks.

Clarks Desert Boot 60th Anniversry

Clarks Desert Boot 60th Anniversry

Due marchi storici, diametralmente opposti se vogliamo, ma con una scelta comune: quella di usare la storia (la propria, mediata da quella comune) per parlare di sé, per raccontarsi in modo esaustivo e immediato.
Gli anni vissuti parlano più di qualsiasi slogan.

Soluzioni anticrisi

apr 14
2009

Della serie anche i ricchi piangono, se per ricchi si intendono i grandi brand della moda.
La crisi, vera o presunta o percepita che sia, ha infatti fatto sentire i suoi effetti in ogni campo, e quello dell’acquisto futile&inutile d’impulso è stato uno dei più colpiti, complice l’allarmismo dei mass media che si inseriscono nella psicologia umana facendoci provare sensi colpa inarrestabili anche se compriamo una confezione di dentifricio.

Praticamente impossibile quindi anche solo immaginare di desiderare un paio di costosi jeans, pena la fustigazione morale di chi intravede la borsa del negozio, che cerchi – inutilmente – di celare dentro a quella del Penny Market.

soldi finti per sensi di colpa posticci....

Ma l’inossidabile Diesel, sempre vigile e attenta a ciò che accade nel mondo (per sua fortuna) ha ideato una promozione che permetterà a tutti di girare a testa alta pur avendo fatto acquisti sfrenati.

Da venerdì 17 aprile, infatti, fino alla domenica successiva, è possibile comprare i capi Diesel con uno sconto del 30%, in alcuni punti vendita selezionati: basta presentarsi con in mano, oltre ai soldi veri, le banconote nere che verranno distribuite nelle piazze in appositi corner

dai generosi addetti del brand.

Ma, a differenza che nel mondo reale, nella realtà Diesel i soldi è possibile anche stamparseli a casa, dopo averli scaricati, stampati e ritagliati.
A rincarare la dose ci si mette anche il nome dell’operazione di marketing: “Black Friday”, proprio come quello del ’29…

Ma cosa è il presagio di un venerdì nero a confronto di t-shirt, abitini e jeans scontati?

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